08/11/2023

Alchimia: una corda tesa fra la materia e lo spirito

Di seguito si trova il testo dell'intervento sul tema dell'Alchimia tenuto dal Dott.Mario Betti (Junior) al:

XX Convegno Nazionale di Fondamenti e Storia della Chimica - Lucca 10-13 Ottobre 2023

N.B.: In questo testo, l'autore Mario Betti viene contrassegnato dal comparativo "junior" per distinguerlo da Mario Betti "Senior", celebre chimico e scienziato nonché nonno dell'autore stesso.

Alchimia: una corda tesa fra la materia e lo spirito

Abstract

In this analysis, Mario Betti (psychiatrist and nephew of the chemist who shares the same name) perceives the connections that still exist today between spiritual exploration and material transformation. An excursus is proposed that explores the original essence of alchemy. It is a path that winds through the centuries, up to the modern developments of chemistry and the brilliant intuitions of analytical and archetypal psychology. Ancient teachings reverberate both in the rigor of chemical research and in the intuitions of depth psychology. It is a dual perspective that arises from the same desire for knowledge.

The hermeneutics that refers to dreamlike and imaginative experiences is, in certain aspects, extraneous and irreducible to a strictly historiographical methodology. However, there are concepts (such as «collective unconscious» and «archetype») which recall, from an analogical point of view, ancient mystical-philosophical experiences. Surprising connections are discovered between the alchemical path and the process of psychospiritual evolution.

Riassunto

In questa disamina, Mario Betti (psichiatra e nipote del chimico che porta lo stesso nome) coglie i nessi che correlano, ancora oggi, la ricerca spirituale e la trasformazione della materia. Si propone un excursus che esplora l’essenza originaria dell’alchimia. È un percorso che si snoda attraverso i secoli, fino ai moderni sviluppi della chimica e alle brillanti intuizioni della psicologia analitica ed archetipica. Antichi insegnamenti riverberano sia nel rigore della ricerca chimica, sia nelle intuizioni della psicologia del profondo. È una duplice prospettiva che scaturisce da un e rimanda ai vissuti onirici e immaginifici è, per certi aspetti, estranea e irriducibile ad una metodologia rigorosamente storiografica. Purtuttavia vi sono concetti (come quelli di “inconscio collettivo” e di “archetipo”) che richiamano, sotto il profilo analogico, antiche esperienze mistico-filosofiche. Così si scoprono sorprendenti connessioni fra il cammino alchemico e il processo di evoluzione psico-spirituale.

Premessa

Nel corso del convegno da cui questi Atti scaturiscono è stato ricordato Mario Betti, di cui porto il nome e che ha lasciato un segno indelebile nella storia di famiglia. Oltre che chimico, egli era farmacista e discendente di una dinastia di farmacisti che risale all'inizio del Settecento. Farmacista era mio nonno, era mio padre, adesso è il turno di mio fratello e si sta avviando su questa strada
anche mio nipote.

Io mi sono incamminato su un’altra via: sono medico psichiatra e psicoterapeuta. Ho intrapreso gli studi della mente e dello spirito, rimanendo tuttavia ancorato all'ambito clinico e curativo. Una deviazione, quindi, anche se parziale, dalla linea genealogica di famiglia. In questo non mi sento, però, un’eccezione. Altri figli di farmacisti hanno avvertito il richiamo della via spirituale. In Provincia di Lucca siamo in buona compagnia. A Viareggio c’è la farmacia Tobino, che diede i natali a Mario Tobino, già primario dell’Ospedale Psichiatrico di Maggiano. Celebre poeta e romanziere, fra le sue opere ci piace ricordare: “Il figlio del farmacista” (1942). Giuseppe Maffei, psichiatra e psicoterapeuta è stato tra i più stimati esponenti della psicologia analitica junghiana. Ebbi modo di frequentarlo e lo ricordo con simpatia per le sue doti empatiche e la sua trascinante cultura. È anche lui un “figlio di farmacista”.
Ci si potrebbe chiedere come mai diversi figli di farmacisti si sentono spinti a lasciare la professione dei genitori per seguire gli studi dello spirito. Forse per un’inconscia nostalgia delle origini?

Trasformazione della materia e trasformazione del Sé

La storia della conoscenza vede l’essere umano proteso fra due grandi esplorazioni, quella della propria interiorità e quella del mondo fenomenico che ci circonda. È una duplice prospettiva, oscillante fra microcosmo e macrocosmo, che continua a riproporsi e tiene l’individuo scisso fra due visuali che il pensiero con difficoltà riesce a conciliare ed integrare. Così si sono venuti a costituire due grandi settori di ricerca: le scienze della natura e le scienze dello spirito.

Gli studi di chimica affondano le loro origini nell'alchimia, ma l’alchimia non si esaurisce nell'ambito di una proto-chimica; essa si dilata ad abbracciare aspetti che toccano la spiritualità, la psicologia, la medicina e la cosmologia, oltre allo studio dei metalli e della chimica. Questa consapevolezza è ben presente negli scritti di Mario Betti (Senior) il quale nei suoi studi non dimentica
di rievocare la storia delle origini ermetiche ed alchemiche della chimica [2, 3, 4, 5]. «La Trasformazione della Materia» [2] è il testo del discorso pronunciato da Mario Betti il 5 novembre 1916 nell'Aula Magna dell’Università di Siena. Aprì il suo intervento richiamando la figura di Ermete Trismegisto (Ἑρμῆς ὁ Τρισμέγιστος), il “tre volte grandissimo”, effigiato fra le Sibille e i Profeti che decorano il pavimento del Duomo di Siena.

«Non potremo accingerci a trattare della trasformazione della materia - scrive Betti - senza che il pensiero ricorra a quel leggendario semidio dell’Antico Egitto, personificazione mitica della Magia ed in particolar modo dell’Alchimia, che da lui prese anche nome di arte ermetica». A questo proposito, l’autore rievoca «le pratiche misteriose che negli ipogei dei templi di Tebe, di Eliopoli e di Menfi, nella penombra delle cripte, sotto il velame dei simboli e dei segni, i sacerdoti di Iside coltivavano in segreto». Sottolinea la larga messe di dati sperimentali acquisiti nell'Antico Egitto e fa cenno all’Uroboro, il mitico serpente che si morde la coda. «En to Pan» (Uno il tutto) è l’aforisma alchemico, citato da Betti in alcuni suoi lavori [2, 5]: tutti i fenomeni possono essere ricondotti a una matrice unica che può essere modificata e trasformata.
Per cogliere l’essenza originaria dell’alchimia, dobbiamo tener presente che il periodo ellenistico, sia in epoca alessandrina che in epoca imperiale romana, fu contrassegnato dal pullulare di un sapere eclettico, sincretico e, per molti aspetti, creativo. Come argutamente rileva Betti [2, 3, 5], gli antichi Egizi avevano accumulato una larga quantità di conoscenze empiriche, soprattutto in alcuni campi come la metallurgia, la lavorazione delle leghe, la fabbricazione di vetri, smalti e gomme artificiali, l’arte dell’imbalsamazione, la medicina, l’astronomia e l’astrologia. Dall'integrazione di queste esperienze con i culti mistici e le dottrine misteriche nonché con le teorie filosofiche neoplatoniche e gnostiche, si venne sviluppando poco a poco una rete di associazioni e confraternite, molte delle quali di carattere esoterico e sconosciute al largo pubblico. Prese forma, in questo modo, un nuovo sapere che si venne palesando con vari nomi: “Scienza sacra”, “Arte divina e sacra”, “Arte Regia”.

Alchimisti della materia e alchimisti dello spirito

Possiamo oggi affermare che la prospettiva alchemica ha dato origine a due filoni di pensiero e di ricerca: uno orientato verso lo studio della materia, ossia degli elementi concreti e oggettivabili; l’altro orientato verso l’analisi delle esperienze interiori, di ciò che attiene alle scienze dello spirito.
Il testo di Mike Zuber intitolato «Spiritual Alchemy» (2021) è introdotto con le seguenti parole: «Che cos'era l’alchimia? E che cos'è oggi l’alchimia? Qualunque cosa sia, è chiaro che non è soltanto qualcosa del passato e di esclusivo appannaggio degli storici. Al contrario, l’alchimia è qualcosa che continua ad affascinare non soltanto i sedicenti alchimisti contemporanei ma anche scienziati, artisti, psicologi e vari ricercatori dello spirito» [21].
Con l’era moderna si comincia a delineare il pensiero scientifico sperimentale e, a partire dal Seicento, si va consolidando l’affermarsi della chimica in contrapposizione alla tradizione alchemica. Ciò, tuttavia, non incrina l’interesse per l’alchimia che comincia ad evolvere secondo una particolare direttiva, incentrata sull'interiorità e sugli aspetti psichici e spirituali [1, 7]. Si viene a configurare una visione del mondo e dell’uomo di tipo olistico ed anti-riduzionistico [8].
È così che, in pieno illuminismo e razionalismo settecentesco, sulla scia di personaggi carismatici come Antoine-Joseph Pernety (1716-1796) e Franz Anton Mesmer (1734-1815), sorgono scuole iniziatiche e indirizzi di pensiero che andranno ad influenzare la nascita delle nuove correnti psicodinamiche [6, 9].
Si può parlare di alchimisti della materia, che hanno dato origine alla chimica, e alchimisti dello spirito, che approfondiscono gli studi umanistici e il lavoro su se stessi. Fra questi ultimi ricordiamo alcuni famosi ermetisti degli ultimi due secoli, quali Alphonse Louis Constant (noto come Éliphas Lévi, 1810-1875), Gérard Encausse (noto come Papus, 1865-1916), Ciro Formisano (noto come Giuliano Kremmerz, 1861-1930), Luigi Petriccione (noto con lo ieronimo Caliel, 1928-1995).
Fra la fine dell’Ottocento e il Novecento nuovi approcci di ispirazione ermetica si affermano nel campo della psicologia del profondo, per opera di originali studiosi, fra cui ricordiamo Carl Gustav Jung [13, 14, 15, 16, 17, 18] e James Hillman [11, 12].
Del resto, il gergo metallurgico e chimico che caratterizza gli scritti ermetico-alchemici investe entrambi gli aspetti (quello spirituale e quello materiale), differenti fra loro ma che rimandano l’uno all'altro, così come l’occhio rimanda all’immagine e l’immagine rimanda all'occhio. Per un approfondimento di questo tema, raccomandiamo gli studi di Mircea Eliade [8], Michela Pereira [19] e Anatrini e Ciardi [1].

Un gergo enigmatico

Chiunque si confronti con i testi ermetico-alchemici finisce per non raccapezzarsi e rimanere disorientato. Ciò è dovuto in buona parte all'uso di un gergo simbolico
di difficile comprensione. Tuttavia l’aspetto oscuro e paradossale discende non soltanto dall’uso di un codice sibillino ma soprattutto dalla confusione fra due piani differenti: quello psichico e spirituale, da una parte, e quello materiale e metallurgico, dall'altra.
Il cammino alchemico, per la sua struttura composita, si incentra intorno a tre scopi essenziali:
1. La trasformazione personale e l’evoluzione interiore.
2. La ricerca di una panacea per ampliare la salute e la durata della vita.
3. La fabbricazione dell’oro, tramite la trasmutazione dei “metalli vili” a partire dal piombo.
Come si vede, i primi due punti riguardano esplicitamente la dimensione spirituale e quella della salute psico-fisica. È il terzo punto la causa di equivoci e fraintendimenti. L’idea di fabbricare l’oro ha indotto molti ricercatori a perseguire miraggi di ricchezza e di potere, spesso con insuccessi e talora palesi imbrogli.

Il simbolismo alchemico: dal piombo all'oro

L’alchimia è una dottrina complessa che racchiude in sé componenti diverse. Nella sua essenza mantiene un carattere cosmologico ed iniziatico, a fianco del quale viene coltivato anche un lato metallurgico e chimico. Se non altro come base di trasposizioni simboliche [10]. L’operazione sui metalli diventa allora una metafora del lavoro su se stessi.
Vediamo di decifrare alcuni dei principali “messaggi cifrati” degli alchimisti. La duplice valenza, spirituale e materiale, che connota questa dottrina, salta subito agli
occhi se prendiamo in esame la metafora della trasmutazione del piombo in oro.
Il piombo è un metallo pesante. Viene associato al dio Saturno/Crono♄, mitico sovrano dell’età dell’oro che fu detronizzato dal figlio (Zeus) e si ritirò solitario e malinconico, recluso in una zona oscura del Lazio. È il simbolo del corpo umano nella sua pesantezza, nella sua depressione e nei suoi condizionamenti.
L’oro è un metallo chiaro e lucente, conosciuto e apprezzato fin dalla preistoria. Considerato un metallo nobile, non viene ossidato dall'aria o dall'acqua ed è inalterabile nel tempo. È associato al Sole ⊙ ed evoca un senso di purezza, incorruttibilità e splendore. È simbolo di elevazione spirituale e di coscienza illuminata. Ecco che la metafora della trasmutazione, se riferita all'essere umano, risulta di chiara e d’immediata comprensione.

La simbologia del mercurio

Spesso uno stesso simbolo è utilizzato con significati differenti e ciò contribuisce a confondere ulteriormente le idee. Cominciamo col prendere in esame la figura mitica per antonomasia, ossia il dio Hermes, assimilato con il dio Toth dell’Antico Egitto e con Mercurio in ambito latino. Si tratta di una divinità con caratteristiche speciali. È detto l’ànghelos, il “messaggero” degli dei; si muove nello spazio intermedio fra l’uomo e la divinità.
Il mercurio comune (Hg), di colore argenteo è un metallo che a temperatura ambiente si presenta in forma liquida ed è estremamente mobile e sgusciante, per cui viene anche chiamato argento vivo.
Il mercurio dei filosofi è il simbolo della coscienza che si muove fra il mondo spirituale e quello materiale. Designa la componente più fluida e sottile del nostro organismo, quella legata alla parte psichica ed affettiva. Dal punto di vista junghiano, è l’archetipo che connette la coscienza individuale con l’inconscio personale e quello collettivo [13].
Al mercurio fa da contraltare il solfo (S) o zolfo che per i filosofi ermetici è il fuoco interiore e rappresenta la spinta energetica ed impulsiva che dà slancio al nostro corpo e ne induce la trasformazione. È la componente maschile, aggressiva e impetuosa, così come il mercurio è la componente oscura, femminile e recettiva.
L’equilibro di mercurio e solfo dà origine ad un terzo principio equilibrante, il sale, simboleggiato con un cerchio diviso da una linea orizzontale ⊖ che connette e bilancia gli opposti.

L’Opera Alchemica

L’Opera alchemica o Grande Opera costituisce un cammino di crescita e trasformazione evolutiva. Si parte dalla materia bruta, ossia dalla condizione caotica della mente, caratterizzata da inconsapevolezza e disordine interiore: le emozioni fluiscono e si mescolano in modo convulso, i pensieri sono incoerenti e superficiali.
L’Opera alchemica è paragonabile, sotto molti aspetti, al percorso junghiano di individuazione. La tradizione alchimista e la pratica psicologico-analitica hanno in comune l’intento di avviare un processo di trasformazione.
Il percorso alchemico prevede una serie di fasi da affrontare in successione:

Fase preparatoria, detta Prima Separatio o Separando lunare: ci guida a lavorare sulle nostre componenti egoistiche ed emozionali, secondo i criteri del “Solve et Coagula”.
Piccolo Magistero: il lavoro su se stessi procede fino a equilibrare le quattro le fasi della “luna interiore”, assimilabili alle quattro qualità primarie della tradizione aristotelica
(umido, secco, freddo, caldo).
Grande Magistero: ci guida ad evolvere attraverso le sublimazioni dei 7 metalli interiori. Prevede tre sottofasi: l’Opera al Nero o Nigredo, l’Opera al Bianco o Albedo e l’Opera al Rosso o Rubedo.
Moltiplicazioni. Si potenziano i risultati ottenuti.

Fase preparatoria: il Separando lunare

Il primo passo consiste nell'attivare “il seme” che giace in noi. James Hillman parla di una ghianda interiore che deve germogliare e poi svilupparsi in una grande quercia, metafora della realizzazione delle nostre vocazioni più intime [11]. A questo fine vengono raccomandate tecniche differenti a seconda dell’autore e della scuola di riferimento.

La nostra psiche ha due aspetti di fondo. Da una parte tende a disperdersi in mille rivoli emotivi, a sfuggire alle proprie responsabilità e a divagare nell'immaginazione. Dall'altra parte si rivolge verso la propria interiorità, dove scopre un’individualità di fondo, cioè la propria identità personale, che tende però a strutturarsi come un “ego” chiuso e insicuro, talora arrogante e presuntuoso
oppure manipolativo e inaffidabile. Noi tutti tendiamo ad oscillare in modo confuso fra questi due poli. Siamo come la luna che alterna fasi crescenti, in cui ci espandiamo verso l’esterno, e fasi calanti in cui si cerca rifugio in noi stessi. Ebbene, la fase di estroversione o di luna crescente ☽ è più evanescente e dispersiva (umida: acquatica e aerea). La fase di ripiegamento introversivo o di luna calante ☾ è più centrata e riottosa (secca: terrestre e ignea). La prima parte dell’opera alchemica, intesa in senso spirituale, consiste nel focalizzare la consapevolezza su questi due poli, visualizzandoli separatamente. Si realizza così la Prima Separatio o Separando Lunare.

Il Piccolo Magistero

Ottenuta la prima separazione, si dà inizio al Piccolo Magistero e si procede alla Coniunctio. Si riconnettono i nostri aspetti scissi in un terzo elemento di congiunzione. Si entra in contatto con la luna nuova ● (forza notturna e rigeneratrice). Questa alternanza di separazioni e congiunzioni costituisce il principio del Solve et Coagula, che è al fondamento dell’insegnamento alchemico.

Il lavoro su se stessi procede fino a focalizzare tutti e quattro gli aspetti della “luna interiore”, assimilabili alle quattro qualità primarie della tradizione aristotelica (umido, secco, freddo, caldo). Si ottiene così la Quadratura Circuli, ossia l’equilibrio e la determinazione che caratterizzano il Piccolo Magistero e ci preparano ad affrontare esperienze più impegnative.

 

Fig. 1: L'Uroboro e le spirali serpentine

Il Grande Magistero

Il Grande Magistero ha inizio con l’attivazione dell’energia corporea che ristagna nel basso ventre, la quale è spesso tratteggiata come un serpente dormiente (gli induisti parlano di Kundalini). Nell'Ermetismo si fa riferimento a una spirale evolutiva, rappresentata dal serpente del bastone di Esculapio, oppure dalla doppia elica dei due serpenti del caduceo (correlabili con il ciclo
lunare e quello solare). Questa immagine la ritroviamo già nell'Antichità. Ricordiamo le Grandi Madri della Civiltà minoica raffigurate con uno o due serpenti nelle loro mani.
Vengono eseguite in sequenza le sublimazioni dei 7 metalli interiori, corrispondenti ai 7 pianeti e a 7 divinità mitologiche. La sequenza che proponiamo in questo articolo (Saturno, Giove, Marte, Venere, Mercurio, Luna e Sole) richiama la concezione aristotelico-tolemaica, che è quella più diffusa nella cultura greca e medioevale. Tuttavia si trovano nella letteratura alchemica molte varianti
e ciò è riconducibile al fatto che si tratta di percorsi articolati e complessi per i quali vengono utilizzate simbologie differenziate e multiformi [10].
Questi simboli rinviano anche a 7 diversi stati di coscienza, ciascuno dei quali si correla a 7 centri psico-corporei e ad un lavoro specifico su vari bisogni, desideri, emozioni e conoscenze. Corrispondono a quelli che nelle tradizioni induista e buddista sono chiamati Chakra.

Sublimazione del piombo

Si comincia a contattare la componente più oscura e pesante del nostro psico-soma: la nostra parte saturnina ♄ (il nostro piombo). Ci si addentra nei meandri profondi dell’inconscio. Si affrontano le nostre “parti ombra”, i nostri incubi più terrificanti. È come distruggere la nostra facciata abituale per promuovere nuove risorse in noi stessi. È la fase dell’Opera al nero, la Putrefazione o Nigredo, detta anche Morte iniziatica o «Testa del Corvo» [20], che prelude ad un crollo depressivo, in vista di una riedificazione interiore.

Sublimazione dello stagno

Lasciato Saturno, si affronta Giove ♃. Non è però Giove Ottimo Massimo, il re degli dei che troneggia sulle vette dell’Olimpo. È Giove Ctonio, la divinità sotterranea che alcuni paragonano a Efesto (Vulcano per i Latini), il fabbro degli dei, colui che forgia le armi col fuoco delle viscere della terra. Ci troviamo di fronte all'icona archetipica del Fabbro Alchimista. Sul piano psichico, ciò richiama la vis agendi, vale a dire la spinta ad agire e ad affermare assertivamente se stessi, spesso in modo subliminale o subcosciente.
Il metallo corrispondente è lo stagno (Sn) che, fin dall’antichità veniva usato come legante del rame, formando la lega nota come bronzo. Il legame fra stagno e rame fa pensare al connubio fra Efesto e Afrodite.

Sublimazione del ferro

Con Marte si apre la strada al ciclo successivo, quello connotato dal ferro (Fe). Dal punto di vista psicologico, si acquisisce “intento”, ossia impeto, coraggio ed entusiasmo. Parallelamente, lo slancio marziale viene temperato dall'influenza di Venere che stimola la compassione e l’empatia.
Dopo la sublimazione del ferro si va incontro alla dealbatio, ossia dell’anima. Tutto ciò che prima avveniva in stati di coscienza attenuata, adesso viene esperito in piena presenza e lucidità. È l’Opera al bianco. La persona viene rigenerata in uno stato di veglia non egoica e si connette con una dimensione intersoggettiva e sovra-individuale.

Sublimazione del rame

Il rame (Cu) è un metallo molto duttile e malleabile, di un colorito rosato o rossastro. L’alba ha portato la rinascita: è la primavera, raffigurata da Venere Urania, che ha una valenza purificatrice e rigeneratrice. È rappresentata spesso da un fiore, che viene detto Rosa mistica. È il femminino portato al perfezionamento.

Sublimazione dell’argentovivo

Dopo la realizzazione della Mistica Rosa, il fluido mercuriale si presenta rettificato e intensamente vivificato. Pertanto molti alchimisti, per indicare questo elevato grado del nostro intelletto, preferiscono usare l’antico nome di “idrargirio” o “argento vivo”.
In questa fase, secondo la prospettiva junghiana, avviene l’incontro con l’archetipo del Vecchio Saggio, il principio spirituale che ci guida verso il processo di individuazione. È l’archetipo dell’uomo carismatico che si palesa come eroe, mago o maestro. La figura del Vecchio Saggio richiama l’immagine di Ermete Trismegisto con il suo libro dei segreti. È la guida che accompagna all'incontro con la Magna Mater, la Grande Madre. È una fase detta Citrinitas o Opera al giallo, intermedia fra Albedo e Rubedo, in cui la mente “soffre” per troppa consapevolezza
[12].

Sublimazione dell’argento

L’argento (Ag), dal greco argyrion, che rimanda al significato di “splendente, candido, bianco”, in molte tradizioni è associato alla Luna e alle divinità lunari e femminili.
È la Grande Dea Madre, Artemide /Diana, che si manifesta in tutta la sua forza e il suo fulgore. Si va incontro, tuttavia, a una forma di spiritualizzazione esasperata, di esperienza occultata, senza corpo e senza forma. Occorre procedere, quindi, alla fissazione della Luna (dell’argento), per ritrovare un centro di gravità corporea che consolidi la nostra presenza. Non si tratta, però, di recuperare un corpo fisico, offuscato e profano. Con la rigenerazione non riceviamo una nuova anima ma un nuovo corpo.
Quello di cui si tratta è una diversa condizione ontologica, è il corpo celeste di cui parla Paolo di Tarso: «Vi sono corpi celesti e corpi terrestri, e il loro splendore è diverso (Nuovo Testamento, I Corinzi, 15, 40).

Sublimazione dell’oro

Il Grande Magistero si conclude con la sublimazione dell’oro e l’Opera al rosso. Si realizza il Sé di Jung, l’Uno-Tutto di Ermete Trismegisto. Ritrovata l’unitarietà e lasciato il dualismo, si superano le contraddizioni che sono in noi. Il Sole al suo culmine di luce e calore è in equilibrio con la Luna: Apollo e Diana sono in sintonia.

In una prospettiva junghiana, la coscienza umana si confronta con le figure archetipiche della nostra parte oscura (l’Ombra), della divinità maschile e femminile che è in noi (l’Animus e l’Anima), della Guida carismatica interiore (il Vecchio Saggio), della Natura creatrice (la Grande Madre), dell’integrazione fra gli opposti (la realizzazione del Sé).
Ma il processo non è finito. Ora si può procede alle Moltiplicazioni. L’Anima, o meglio il Corpo solare o Corpo di luce, viene ulteriormente potenziato in un processo di crescita illimitata.

BIBLIOGRAFIA

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[4] ID., 1927. Problemi ed aspetti della chimica della materia vivente. Discorso tenuto nell’Archiginnasio di Bologna il 31 Ottobre 1926. Società Italiana per il Progresso delle Scienze, XV Riunione Bologna. Successori Frat. Fusi, Pavia, 1927.

[5] ID., 1930. Alchimia e chimica. Discorso inaugurale del Prof. Mario Betti: 9 Novembre 1929, Anno VIII, in Annuario della Regia Università di Bologna per l’anno accademico 1929-30. Bologna, Tipografia Paolo Neri, pp. 15-42 (rist. in tiratura a parte: Bologna, Tipografia P. Neri, 1930).

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[16] ID., 1955-56. Mysterium coniunctionis: Untersuchungen über die Trennung und Zusammensetzung der seelischen Gegensätze in der Alchemie. Walter Verlag, Olten. Tr. it.: Mysterium
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[17] ID., 1955-56. Mysterium coniunctionis: Untersuchungen über die Trennung und Zusammensetzung der seelischen Gegensätze in der Alchemie. Walter Verlag, Olten. Tr. it.: Mysterium
coniunctionis: ricerche sulla separazione e composizione degli opposti psichici nell'alchimia, in: Opere, Vol. 14, tomo primo, Bollati Boringhieri, Torino, 1989.

[18] ID., 1978. Studien ber alchemistische Vorstellungen, Walter Verlag, Olten. Tr.it.: Studi sull’Alchimia, in: Opere vol. 13, Bollati Boringhieri, Torino, 1988.

[19] PEREIRA Michela, 2019. Arcana Sapienza. Storia dell’alchimia occidentale dalle origini a Jung. Roma, Carrocci.

[20] PERNETY Antoine-Joseph, 1758. Dictionnaire mytho-hermétique. Paris, chez Bauche, Libraire, à Sainte Geneviève & à S. Jean dans le Désert. Tr. it.: Dizionario mito-ermetico. Genova,
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[21] ZUBER Mike, 2021. Spiritual Alchemy. Oxford, University Press.

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